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mercoledì 23 febbraio 2011

Vademecum per un giro in bici a Kyoto



Il modo più affascinante e dinamico per muoversi a Kyoto è la bici. Io adoravo salire in sella a qualsiasi ora del giorno (e qualche volta della notte), sfrecciare sui larghi marciapiedi e districarmi fra gli stretti vicoletti affollati di vasi di fiori, pali e incroci. La bici mi faceva sentire indipendente e libera di percorrere chilometri e chilometri di bellezza da osservare. Che nostalgia!

Come tutti ben sanno però il Giappone è il paese delle regole, ce ne sono tantissime, una per ogni aspetto della vita, e la bici non è esente! Quindi se avete intenzione di visitare Kyoto in sella, tenete ben presente che:

- in Giappone si tiene la sinistra, quindi siate svegli quando incontrate qualcuno che arriva dalla direzione opposta (mi è capitato più di una volta di zigzagare a destra e a manca per un po', lottando tra concezione italiana/giapponese della corsia!)

- mai in due su una bici. In Giappone non si può. Quindi non pensateci nemmeno a scarrozzare qualcuno sul portapacchi.

- quando piove l'ombrello lasciatelo a casa e rassegnatevi ad avere dei capelli ingrifati per il resto della giornata. Togliere una mano dal manubrio per reggere l'ombrello equivale a un aumento del rischio di incidenti stradali, ma se proprio non potete farne a meno esiste un bizzarro reggi-ombrello da agganciare alla bici. Sinceramente però non capisco tutta l'utilità di questa regola visto che mi sembra più pericoloso girare con un ombrello rischiando di scontrarsi con qualcuno, che guidare con una mano sola. Mah!

Seguendo queste piccole accortezze eviterete qualsiasi contatto con gli omini della polizia giapponese.




Ecco a destra la mia bici. Mentre l'altra era di Stefania, mia adorata compagna di viaggio :)

Sono sicura che avete notato l'assenza di lucchetti sui pali. Una cosa che mi ha fatto sentire davvero bene in Giappone è il senso di sicurezza, il sapere che se si appoggia un attimo la bici per entrare in un negozio, una volta usciti la si ritroverà ancora lì, immacolata... sempre che non abbiate parcheggiato in un divieto di sosta!

lunedì 14 febbraio 2011

Se un giorno a Milano hai voglia di tè.

Oggi Milano è incredibilmente uggiosa. Una nebbiolina grigio-bianca si sta mangiando tutti i palazzi da stamattina presto. Così con la voglia di uscire pari a zero mi sono dedicata a uno dei quei lavoretti lunghi e insidiosi che dovevo fare già da taaantissime settimane: sgusciare e tostare le noccioline della raccolta 2010. Ed ecco fatto, il barattolino si è riempito di profumatissime ed oleose nocciole che mi ricordano il giardino di casa, e pure l'universo dei tè Oolong cinesi che spesso hanno dei meravigliosi retrogusto di castagna e nocciola!

Ecco dove rifornirsi di questi deliziosi tè a Milano:

- La Teiera Eclettica : proprietaria gentile e alla mano, tantissimi tipi di tè (tra cui Mariage Frères) da annusare! Fra tutti è il posto che prediligo.

- L'Arte del Ricevere : clima più sofisticato ma piuttosto snob purtroppo. Superata la titubanza iniziale però qualche acquisto "d'eccezione" si può fare :)

- L'Essenza del Thè : il più piccolo, il più piatto, il più centrale. Si becca la terza posizione in classifica.

***

Un appuntino per l'acquisto di tè giapponesi.


Se state passeggiando per le strade di Kyoto dovete assolutamente fermarmi da Ippodo. E' una bottega storica molto fornita soprattutto di matcha, che offre anche nelle versioni stagionali d'autunno e primavera. Io presi il Nodoka, matcha primaverile freschissimo e dolce.

Un'altra chicca che potete trovare solo da Ippodo è l'Uji Shimizu, una polvere di matcha e zucchero sapientemente miscelati che dà vita a un tè piuttosto dolce, buonissimo nel latte ma un po' meno in acqua se si è abituati al sapore più "severo" del matcha originale. Prima scherzavo sulla passeggiata a Kyoto... potete anche ordinare online ^^


lunedì 7 febbraio 2011

Konpeito, kuzuyu e altre magie di zucchero



Ieri frugando in camera ho scovato un vasetto di vetro con dentro dei Konpeito, probabilmente l'unica cosa commestibile che mi è rimasta dal viaggio in Giappone della scorsa primavera!

Mi ricordo di averle comprate in un negozio a Kyoto, in Shijo-dori... ogni volta che ci passavo davanti a piedi con bici al seguito ero ammaliata dalla vetrina ordinata e da tutti quei colori pastello.

Solo prima di partire mi sono decisa ad entrare a comprare una bella scatolina di zuccherini (tra cui le famose Konpeito e qualche caramellina tonda) e un paio di sacchettini di Kuzuyu, una zuppa dolce invernale, al sapore di sakura e matcha.

Al momento dell'acquisto ancora non sapevo quale consistenza avesse il kuzuyu. Sul banco, accanto ai sacchettini satinati c'era una tazza piena di kuzuyu coperta dal classico strato di gelatina cara ai giapponesi, quindi trattandosi di un liquido c'era poco da capire: a me sembrava una specie di tè aromatizzato con tanti zuccherini dentro! Invece al momento dell'assaggio, e anche durante la preparazione, mi sono subito accorta di quanto fosse denso, ricordandomi un po' l'effetto della colla di pesce.

In realtà a dare tutta quella collosità è la farina di Kuzu sciolta in acqua calda, poi abbellita da zuccherini sferici e sfoglie di riso a forma di coriandolo o cuoricino. Per gli occhi era una bellezza ma devo ammettere che non sono riuscita ad andare oltre ai due cucchiai... era decisamente troppo dolce.

Ecco il kuzuyu direttamente dal sito della pasticceria Brothers (trovata vagando su google images)


I Konpeito sono invece piccoli zuccherini di origine portoghese... il nome infatti deriva da confeito... confetto! e sono entrati a far parte della tradizione giapponese intorno alla metà del 1500. Esistono konpeito di sapori e colori diversi, le mie infatti sono bianche e rosa, leggermente aromatizzate ai fiori di ciliegio.

Se c'è una cosa che adoro di queste caramelline è la texture dello zucchero, il confetto infatti è ricoperto di piccole protuberanze ma rimane liscio e lucido. Potrà sembrare poco poetico ma quando le vedo mi viene subito in mente la forma di una mina!


Gli zuccherini tondi qui sotto sono invece piuttosto moribidi (non sono nè duri, nè gommosi, ma si sente lo zucchero che si sfarina sotto i denti), aromatizzati al matcha, yuzu e sakura. Deliziosi!


Qui le foto sono opera mia.

venerdì 5 novembre 2010

Wagashi stories... 大好き!

Wagashi, la delicatissima pasticceria giapponese.

Prima di partire per il Giappone già la conoscevo, ma così così, ancora non era amore. E' stato solo dopo il viaggio in primavera che ho imparato ad amarla e a scoprirla in molte sue varianti...anzi devo ringraziare il proprietario del dormitorio di Kyoto dove ho alloggiato per un mese e mezzo, che praticamente ogni giorno mi offriva un dolcetto diverso! Credo proprio fosse molto orgoglioso della raffinata pasticceria giapponese, tanto da voler farmela conoscere nelle sue varie forme. Ora che sono di nuovo in Italia, trovare wagashi è proprio difficile! Ho scoperto con amara delusione che non esiste nessuna pasticceria giapponese sul suolo italiano...da nessuna parte. Solo qualche ristorante gestito da giapponesi veri (non improvvisazioni cinesi!) ha incluso wagashi classici nella carta dei dessert. Uno di questi è l'Oasi giapponese di Milano...ma su questo ristorante scriverò un apposito post più avanti!

Insomma, per gustare un wagashi o lo si cerca con fatica o l'alternativa è prepararlo con le proprie manine... Mi piacerebbe che questo blog diventasse un posto dove condividere fotografie, ricette ed esperienze sensoriali legate al meraviglioso universo wagashi.

Vi lascio con l'immagine di questo splendido Kinako Daifuku, uno dei wagashi più semplici da preparare, morbido e dolce: mochi (pasta di farina di riso) che racchiude dolce anko (confettura di fagioli azuki), e poi ricoperto di kinako (farina di soia tostata dal caratteristico colore ocra).


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