Visualizzazione post con etichetta autunno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autunno. Mostra tutti i post

domenica 24 novembre 2013

Funghi, foglie secche e cataste di cavolo cinese


I giardinetti lungo la via ciottolata che porta alle varie unità dei condomini del mio quartiere si sono completamente ricoperti di foglie secche, mentre hanno fatto la loro comparsa cataste di cavolo cinese lasciate all'aperto in modo che, protagonista della cucina cinese invernale, si possa conservare il più a lungo possibile. Ormai si vedono cavoli accatastati un po' dappertutto, nei sottoscala, appoggiati alle ringhiere, sulle griglie dei balconi o semplicemente abbandonati sui letti di foglie secche. Lungo i davanzali delle finestre invece sono comparsi, in fila come dei soldatini, tantissimi cachi mela che con il loro bell'arancione contrastano sul grigio dei palazzi. Oggi c'è un atmosfera così immobile e pigra è impossibile non sentire l'arrivo dell'inverno... la notte scorsa avevano previsto una spolverata di neve ma per il mio disappunto non è arrivato nulla.

Ma non corriamo troppo in fretta, dopotutto è ancora autunno! A scuola in questi giorni è stato organizzato un piccolo concorso e sia i bambini che le maestre devono portare una piccola "opera" realizzata a casa con materiali e tema a piacere. Cercando ispirazione in giro per la rete ho trovato un blog dalla Russia davvero carino, dedicato a giocattoli per bambini tutti realizzati con il cartone. Il blog si chiama Play and Grow e ci ho trovato questo cestino di funghi che ha subito attirato la mia attenzione... difatti volevo assolutamente preparare qualcosa a tema autunnale! La mia versione come vi pare? :)




sabato 23 novembre 2013

Gli acquisti "Japan inspired" per un inverno caldo

Con l'arrivo dell'autunno e l'inverno già alle porte, il clima pechinese si è fatto freddo e secco per puntare prestissimo a temperature sotto lo zero. Vien da sè che l'abitudine cinese di bere acqua calda sia tornata a farmi compagnia durante le lunghe giornate di lavoro. Oltretutto non passa giorno che non mi senta dire "喝多水" hē duō shuǐ! [bevi più acqua... probabilmente la frase invernale più ricorrente!], soprattutto ora che, con tosse e raffreddore, sono diventata il bersaglio di consigli su consigli in materia :) 

Da qualche settimana ho accantonato la classica 水杯 shuǐbēi di plastica in favore di un bel thermos con cui portarmi a scuola del tè verde o del tè d'orzo super bollenti, e per questo acquisto Taobao si è rivelato di nuovo una risorsa comodissima e preziosa.

 Sfogliando pagine di thermos dell'omonima Thermos ho trovato questa stupenda serie disegnata dalla giapponese Junko Suzuki. Ho scelto la bottiglia da 350 ml con un delicato design floreale su sfondo bianco, per 12 ore di tè caldo assicurato:



Tutuanna è invece uno dei miei brand preferiti quando si parla di calze e pigiamini dai toni soffici e un tocco sweet. Per tenere al caldo i piedi la notte e le mani di giorno, ecco due scelte pastellose e morbide:




 Anche se non si tratta di calore vero e proprio, gli incensi di Nippon Kodo avvolgono in un abbraccio aromatico, sono naturali e soprattutto non fanno fumo. Con lo smog di Pechino spesso alle stelle (sopra i 300) è impensabile aprire le finestre per cambiare l'aria quando non soffia il vento, così un bastoncino d'incenso Nippon Kodo, nella sua semplicità, riesce a rinfrescare l'aria e rendere l'ambiente più vivibile. Provare per credere!



domenica 3 novembre 2013

Tè di Luohanguo o frutto degli Arhat


C'è un frutto coltivato ai piedi delle colline verdi e umide di Guilin, nel Guangxi Zhuang, regione autonoma nel sud della Cina, che è ben trecento volte più dolce dello zucchero e ha un bassissimo contenuto calorico. Il suo nome è Luohanguo [罗汉果 luóhànguǒ] o frutto degli Arhat, si conserva essiccato ed è conosciuto in tutta la Cina per il suo impiego nella medicina tradizionale come regolatore della temperatura corporea, anti-infiammatorio e toccasana per la tosse. Il suo nome ha origine durante la dinastia Tang (610-907), quando Guilin era uno dei maggiori luoghi di ritiro buddisti e un gruppo di monaci che facevano uso di questo frutto raggiunsero l'illuminazione. Il frutto venne così chiamato frutto degli Arhat, ovvero degli illuminati. 

Qualche tempo fa ho scoperto la ricetta per preparare un tè a base di Luohanguo perfetto per l'autunno e i primi acciacchi di stagione, arricchito da altri frutti cari alla medicina cinese come la giuggiola, i boccioli di rosa essiccati e la bacca di goji che è il più potente antiossidante in natura. 


***
Ingredienti (tutti essiccati):

1 luohanguo
6 giuggiole
6 boccioli di rosa
10-15 bacche di Goji
1 litro d'acqua

Portate ad ebollizione un litro d'acqua. Aggiungete le giuggiole, i boccioli di rosa, le bacche di Goji e la polpa di luohanguo estratta dopo averne rotto il guscio. Lasciate bollire per cinque minuti, filtrate e il tè è pronto per essere servito.



Ho accompagnato il tè di luohanguo con bacche di biancospino glassate.

giovedì 24 ottobre 2013

Storie autunnali, capitolo primo: il matrimonio


Un paio di settimane fa sono stata invitata al terzo matrimonio cinese dell'anno. Questa volta ho accettato un po' per senso del dovere, visto che si trattava della collega che insegna inglese e con cui spesso mi capita (anche se ora meno di prima) di scambiare quattro chiacchiere. In Cina partecipare a un matrimonio come ospite ordinario non costituisce uno sforzo economico degno di nota, diciamo che di consuetudine 100 yuan (circa 12 euro) infilati in una hongbao sono più che sufficienti. Nonostante l'entusiasmo non fosse alle stelle, il fatto di non dovermi preoccupare per il regalo e l'idea di sedermi a un tavolo imbandito di prelibatezze cinesi mi ha fatto propendere per il sì dai vengo anch'io! 

Alle dieci di mattina della domenica prestabilita, un giovane invitato con una berlina nera è passato a prelevare me, Gigi e altre due colleghe per portarci direttamente al ristorante dove si sarebbe svolta la cerimonia. Percorrendo una strada che non avevo mai percorso, avevo gli occhi incollati fuori dal finestrino per vedere cosa scorreva sotto quel cielo grigio tanto denso di polveri che si compatta ogni qual volta smette di soffiare il vento. Gran parte degli scenari urbani cinesi sono costellati da cantieri aperti, gru mai ferme, mucchi di terra, lunghe lamiere blu che dividono i marciapiedi da centri commerciali o alti condomini che stanno per essere ultimati, mattoncini Lego di colore diverso disposti come se si trattasse di un fitto domino. A dieci minuti di macchina dalla mia città il mescolarsi con il paesaggio urbano, le piantagioni di pere e un'infinità di baracche ricoperte di piastrelline bianche rendeva la vista decisamente ostile e decadente. Ma ecco che finalmente la nostra auto si infila in una serie di vie più strette, panni stesi sui marciapiedi, cagnolini che fanno compagnia a vecchi seduti fuori intenti a mondare cipollotti o a sgranocchiare un cetriolo, e poi passiamo sotto un grosso arco gonfiabile rosso, con il carattere protagonista assoluto di tutti i matrimoni: la doppia felicità. Non c'è dubbio, il tratto sterrato che incominciamo a percorrere a piedi una volta scesi dalla macchina ci porta dritti dritti al cortile del ristorante dove, ovviamente all'aperto, era stato allestito il palco e tutto ciò che l'occasione richiedeva. Se da un lato del cortile c'era un muro di cinta al quale era accatastata una montagna di vecchi termosifoni arrugginiti (probabilmente quello sostituiti di recente nel ristorante stesso), lasciati in completo abbandono a fare bella mostra di sé, sugli altri tre lati c'erano le sale del ristorante. Il clima era festoso, con le solite hit occidentali e cinesi a fare da sfondo all'evento, e sicuramente non la prima batteria di petardi che a mitraglietta sparava frammenti di cartoncino rosso dappertutto. Dopo aver fatto visita alla sposa che attendeva in una saletta allestita come fosse la sua nuova camera nuziale e aver consegnato le bustarelle coi 100 yuan, è il momento di correre in cortile e aspettare che la cerimonia abbia inizio! 

Non starò a descrivere come si svolge un matrimonio cinese visto che sarebbe la terza volta, ma non voglio non menzionare quell'enorme sparabolle impolverato che giaceva nella sua pesantezza a pochi passi dagli sposi, né la cassa dei vuoti di birra Yanjing che quasi quasi mi faceva da sedia, e nemmeno il fatto che la cerimonia a un certo punto sia stata sospesa per qualche istante a causa del fracasso dell'ennesima batteria di petardi! Una cricca di bambini scorrazzava liberamente tra gli sposi per poi tornarsene in un cantuccio tutti i presi dal pasticciare con un secchio pieno d'acqua e di foglie secche, mentre tutti gli invitati tentavano di scrollarsi dai capelli i frammenti di cartucce rosse. L'assenza di sfarzo e l'allestimento un po' alla buona, che di per sé mi ricordano che per i cinesi importa più la sostanza che l'aspetto esteriore, sono passati di secondo piano in quanto interesse quando con tanta perplessità mi sono accorta di una cosa: i coperti del ristorante non erano sufficienti per tutti gli invitati e quindi il pranzo nuziale era stato diviso in due round. Mentre gli invitati più stretti usufruivano del primo giro, quelli restanti (me compresa) dovevano aspettare che loro finissero, che fosse riapparecchiata la tavola (tutte stoviglie usa e getta) e pranzare proprio nel momento in cui la prima fetta si stava già preparando per tornarsene a casa, sposa compresa! Una situazione che ha del paradossale, ma è andata proprio così e, oltre a sconcertare me, ha sconcertato le mie colleghe a cui non era mai successo di partecipare a un matrimonio simile. Per quanto riguarda le sale, a contribuire al minimo decoro c'erano degli sgabellini di plastica al posto delle sedie e delle tovaglie usa e getta di plastica leggera che coprivano tavoli dalle brutte gambe arrugginite. Ma un punto a favore di questo ristorante lo voglio sicuramente dare, perché sebbene servito in ciotole e vassoi un po' scozzati da cameriere che avevano i grembiuli della mia bisnonna, il cibo era davvero buono (una marea di carne d'ogni genere, verdure di stagione saltate, deliziosi rotolini di pasta fritta ripieni di riso glutinoso e taro, un rombo al vapore, zuppa di funghi e bacche di goji). Sono mancate tante cose, ma la sostanza, quella no!

[Purtroppo oggi niente scatti, mi mangio le mani per non aver portato la macchina fotografica...!]

lunedì 5 dicembre 2011

Physalis Peruvianus caramellatissimi


Ta daaaaa! Eccomi di nuovo qui dopo un mese d'assenza. E' stato un periodo un po' così... soprattutto dal punto di visto lavorativo... ma pare che qualcosa finalmente si stia muovendo e a dicembre dovrei iniziare uno stage in ambito import/export! Speriamo bene :)

Qualche giorno fa ho ricevuto un pacco sorpresa da Chiara, pieno di tè, spezie e altre delizie. Un regalo che proprio non mi aspettavo, che mi ha fatto sorridere e tornare la voglia di scrivere sul blog! E' stato emozionante osservare ogni singolo elemento da lei scelto con cura, vivere quel momento come un piccolo viaggio all'interno delle sue passioni e come se fosse una chiave per conoscerla un po' di più, nonostante non ci siamo mai incontrate personalmente. Questa forse è la magia degli oggetti...



Per quanto riguarda la ricettina di oggi, si tratta di una cosina così semplice e veloce che non necessita di grandi spiegazioni... si tratta di Physalis Peruvianus (o Cape Gooseberry) caramellati, ovvero i fratellini degli Alkekengi, caratterizzati da bacca e lanterna color giallo oro. Al naturale hanno un sapore acidulo che ricorda sia il pomodoro che il frutto della passione, ma racchiusi in un involucro di caramello croccante diventano una piccola delizia fresca ed esotica. Non so quanto sia facile reperirli al supermercato visto che i miei arrivano direttamente dall'orto (raccolti poco prima che incominciasse a gelare), ma in alternativa gli Alkekengi tradizionali si trovano sicuramente!


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...